Prof. Carlo Flamigni

Membro del Comitato Nazionale di Bioetica - Medico Chirurgo Libero Docente in Clinica Ostetrica e Ginecologica

Risposta alle critiche e ai commenti fatti sul codicillo di dissenso al documento del CNB (Bioetica e formazione nel mondo della scuola – 16 luglio 2010)

Novembre 2010

VirgoletteCari Colleghi, il mio codicillo di dissenso relativo al documento del CNB sull’insegnamento della bioetica nella scuola ha suscitato risposte che meritano una replica, cosa che una serie di noiosi contrattempi mi rende possibile solo ora.

Il gentile professor Possenti ha richiamato l’attenzione di tutti su un passaggio che egli giudica “assai pesante”in quanto “è teso a invalidare in linea di principio l’intero lavoro del CNB con la speciosa argomentazione che i pareri del CNB sono ‘cattolici’ e perciò fideistici, irrazionali, poiché i cattolici sono incapaci di ricorrere alla ragione e si nascondono dietro la rivelazione”. Ritiene si tratti di “un’opinione talvolta proposta ma priva di base …; un’opinione supponente che si guarda bene dall’entrare in medias res e sostenere una discussione in pari con l’oggetto in campo”.

Rilevo come il professor Possenti mi attribuisca una “speciosa argomentazione”, un’opinione “priva di base” e “un’opinione supponente”. Anche questi sono termini “assai pesanti” e certamente “supponenti” ma non credo che meritino alcun grido di protesta , il professor Possenti ha il pieno diritto di esprimere la sua opinione e di criticarmi come ritiene opportuno, un diritto che appartiene a tutti e che ritenevo spettasse anche a me. Comunque, anche a rischio di apparirvi poco educato e supponente, cercherò di rispondere alle critiche del professor Possenti.

Non darò invece alcuna risposta al professor D’Agostino, che pure ha avuto parole molto dure nei miei confronti, per la ragione che cercherò di spiegare nelle prossime righe. Il professor D’Agostino ricorderà, spero senza troppa irritazione, che in tempi ormai lontani avevo chiesto che i Presidenti Onorari non partecipassero alle votazioni. Immagino che sia ben chiaro che la mia richiesta non aveva a che fare con problemi di possibili maggioranze “scippate” per il loro voto, se volessi strappare un voto di maggioranza al Comitato dovrei convincere tutti, dico proprio tutti, i membri delle mie buone ragioni e immagino che questa possa essere considerata un’impresa impossibile. In realtà la mia richiesta prendeva origine dalla mia personale interpretazione del ruolo di un presidente onorario, ruolo che a mio avviso lo dovrebbe costringere a un grande distacco dai problemi quotidiani e dalle discussioni un po’ involgarite dalla passione, per diventare il difensore di tutti e proteggere ognuno di noi dagli errori e dalle intemperanze alle quali ci condanna la certezza dei nostri buoni motivi, una sorta di cavaliere che non ha più macchie sulla sua corazza (paura certo non l’ha mai provata) e difende la ragione e il buon senso, l’equilibrio e la buona fede, San Tommaso e Satanasso. Ruolo difficile, lo capisco, ma non impossibile e che se fosse esercitato da persone ricche di prestigio e di cultura porterebbe grandi vantaggi al lavoro del Comitato. Ebbene, il professor D’Agostino – che pure io considero un uomo illuminato, e non solo dalla sua fede - ha scelto di interpretare un ruolo diverso, e ne ha tutto il diritto.

Ritengo di avere anch’io il diritto di continuare a considerarlo diversamente paludato, senza la corazza del polemista, rivestito solo dalla tonaca del Grande Mediatore. Naturalmente questo mi costringe a non replicare alle sue opinioni: nella mia città, che è stata a lungo governata da Novanta Pacifici, esisteva una norma non scritta ( ma osservata con scrupolo da tutti i cittadini) che imponeva il più assoluto rispetto per tutti i membri del consesso soprattutto quando lasciavano la carica e diventavano, in qualche modo, onorari anch’essi, cosa che avveniva quasi sempre per problemi di salute. Mi atterrò dunque anch’io a questa norma e sono certo della comprensione del professor D’Agostino, che certamente non me ne vorrà se lo considero il novantunesimo Pacifico.

A questo punto vengo al problema principale, che è quello che riguarda i documenti del CNB: io ho scritto ( ma l’ho scritto molte volte, non capisco le ragioni di questa reazione a un ennesimo documento) che il Comitato, contrariamente a quanto ritengo sia il suo diritto, vota sulle opinioni e pubblica documenti di maggioranza, lasciando alla minoranza il miserabile diritto di pubblicare misteriosi (nel senso che non è certo che qualcuno li legga) codicilli di dissenso; ho scritto che la maggioranza è cattolica, e spero che nessuno voglia contestare questo punto; ho scritto che si tratta di documenti di parte e che pertanto non possono essere proposti come “testi ufficiali” per l’insegnamento della bioetica nelle scuole.

Non ci avevo pensato prima, ma proprio quello su “Bioetica e formazione nel mondo della scuola” è un documento cattolico alla radice, nell’impostazione. Infatti accetta di partenza la tesi di monsignor Sgreccia secondo cui l’etica dipenderebbe dall’antropologia filosofica, tesi che è tutt’altro che condivisa dai migliori bioeticisti in campo mondiale e che in Italia è stata esplicitamente contraddetta da Maurizio Mori, il quale ha dimostrato come da una medesima antropologia si possono trarre conclusioni etiche molto diverse.

Immagino che a nessuno potrebbe venire in mente di affermare che da una concezione filosofica idealistica deriva una sola opzione etica, mentre sappiamo bene che da essa derivano il liberalismo crociano e il fascismo di Gentile. Ma per rispetto al collega Possenti, mi sono procurato il volume da lui consigliato e sono andato a vedere in medias res le tesi da lui sostenute. Non sono sicuro di avere capito esattamente tutto,vorrre ricordare ai colleghi che sono solo un ginecologo, ma a p. 123/4 si legge: “sollevando la domanda sull’embrione umano ci collochiamo in un ambito problematico diverso da quello morale … che intende rispondere al quesito se qualcosa sia moralmente lecito o illecito. Non è l’etica il filo conduttore del mio discorso, ma l’ontologia. Opino che lo slittamento quasi immediato al piano dell’etica sia un equivoco …

Sarà dalla risultanza dell’indagine ontologica che prenderanno rilievo delle obbligazioni morali”. Mi complimento con Possenti per la chiarezza dell’affermazione: l’ontologia riguarda l’essere, la realtà delle cose, mentre l’etica riguarda il valore (buono o cattivo) o la prescrizione (lecito o illecito). La questione dell’embrione riguarda l’ontologia, ossia ciò che è. Si tratta quindi di tener conto dei dati della biologia per vedere ciò che ‘embrione è a prescindere da ciò che è buono o cattivo, oppure lecito o illecito, fare dell’embrione. Possenti osserva quindi che per rispondere a questo problema si debbono chiarire le nozioni di individuo, sostanza e persona. Presenta così la definizione di Severino Boezio, su cui per brevità soprassiedo, e passa ad esaminare “l’idea funzionalistica di persona diffusa in vari settori della cultura moderna, per la quale l’essere persona dipende da proprietà che “siano empiricamente accertabili”, quali: “libertà, esistenza di flussi psicologici, autocoscienza, riflessione, …”. A questo punto afferma: “Facendo riferimento a diverse funzioni, si va incontro alla spiacevole conseguenza che esser-persona secondo un certo carattere A non comporta esserlo secondo un altro carattere B, e dunque esisterebbero diverse classi di persone” (p. 125, grassetto aggiunto). E subito dopo: “Inoltre riducendo la persona ad un certo numero di funzioni, l’esser-persona avrà dei gradi a seconda dell’ampiezza con cui eserciterà quella funzione; … Non è chi non veda la problematicità di una simile posizione che introduce surrettiziamente una discriminazione fra gli esseri umani sulla base del possesso di certe funzioni, differenziati non in base a quel che sono, ma in base a quel che fanno o possono fare” (p. 125/6, grassetto aggiunto).

Ho messo in grassetto “spiacevole” e “discriminazione” per far emergere che si tratta di termini valutativi o morali. Pertanto quella che il collega Possenti spaccia per analisi ontologica ossia riguardante l’essere è in realtà una analisi valutativa o morale. Ho fatto il medico per tanti anni e non ho studiato approfonditamente la logica, ma John Locke ha scritto che gli uomini possono essere capaci di ragionare anche senza avere studiato l’Organon di Aristotele. E se non sbaglio, la prima proposizione di Possenti che pretende di escludere l’etica dall’analisi del problema dell’embrione è in contraddizione con la seconda. Il ragionamento di Possenti è quindi, almeno a mio avviso, scorretto. Diversamente da quanto crede, la sua conclusione dipende dalla visione cattolica e religiosa, come sostengo nel mio codicillo.

Adesso che ho mostrato che il ragionamento è per lo meno molto discutibile e probabilmente scorretto, vi chiedo se rendere esplicito il mio convincimento rappresenti una mancanza di rispetto nei confronti del professor Possenti. A me non sembra.

Certamente se lo mettessimo ai voti è molto probabile che anche una contraddizione passerebbe come sacrosanta e razionale; se lo mettessimo ai voti, risulterebbe anche che averla sottolineata in questa lettera è maleducato, barbaro e incivile. Ma forse in questi casi i Presidenti Onorari mi verrebbero in soccorso. Di fatto, il documento sull’embrione è stato criticato e sia Carlo Augusto Viano che Maurizio Mori hanno dimostrato che esso contiene degli errori positivi di logica, ed è francamente un po’ ridicolo (ops!) che un consesso di “teste d’uovo” come il nostro commetta questo genere di errori.

E vengo così alla vexata quaestio della bioetica descrittiva e prescrittiva. Il punto è che data la confusione esistente sui temi bioetici e data la difficoltà di chiarire le diverse problematiche, il Comitato invece di essere precettivo e dire che è lecita, doverosa o vietata una certa pratica, cosa che sui temi caldi risulterà quasi sempre a maggioranza e quindi per sopraffazione della minoranza, è opportuno limitarsi al lavoro di chiarimento, come peraltro svolto egregiamente da altri Comitati nazionali, tra cui spicca quello danese.

Ovviamente ci sono temi su cui non può esistere un disaccordo come la tortura a scopi gratuiti o l’infliggere fumo passivo a chi non lo volesse. Ma sono decisioni banali come lo sono alcuni dei Pareri del CNB. La scelta di precettività nasconde un altro senso in cui il CNB è cattolico, dal momento che fin troppo evidenti le pressioni e i veti vaticani nella nomina dei membri. Anni or sono mi venne spontaneo dire che si trattava del “Comitato dei vescovi” ; debbo riconoscere che i ruoli sono progressivamente degradati e che l’attuale protettore di molti membri del Comitato è San Guido di Anderlecht.

Rispondo brevemente a chi mi ha sollecitato a dimettermi, visto che sono stato nominato e che non ho fiducia in chi mi ha scelto. Ci ho pensato, e credo che mi sarei dimesso se avessi ricevuto uno stipendio e se far parte del Comitato fosse stata una qualsiasi fonte di vantaggi per me. Non è così, come tutti sappiamo, per cui resto a dire la mie ragioni, lo debbo ai milioni di non credenti che vivono e lavorano in questo Paese. Richiamare il fatto che non siamo stati votati ma solo proposti mi sembra, d’altra parte, un perfetto autogol: come può un consesso che si è formato al di fuori delle norme della democrazia scegliere di adeguarsi proprio alla sua regola aurea e votare sulle proposte e sulle opinioni? La sua maggioranza è casuale , il voto non ha nessun valore, è, ancora una volta, ridicolo. Esiste, debbo concludere, un grande desiderio di far parte di una maggioranza, un desiderio così grande che si esprime persino con sollecitazioni a lasciare il posto indirizzate con scarsa signorilità all’unica persona che, almeno apparentemente, costituisce la minoranza . Ma le maggioranze bulgare non erano considerate ridicole?

Mi auguro che non sia stato trattato male anche il professor Adriano Pessina,il successore di monsignor Elio Sgreccia, Presidente della Società Italiana di Filosofia Morale,che ha scritto una lettera ai suoi colleghi nella quale si sottolineano i seguenti punti:

  1. Che il CNB non ha la competenza per dare indicazioni normative circa l’insegnamento della bioetica nelle scuole.
  2. Che il Ministro “pratica una logica autoreferenziale definendo 'esperto' di bioetica non chi è riconosciuto come tale dalla comunità scientifica ma chi è stato nominato dalla Presidenza del Consiglio. Nel Cnb siedono persone che non hanno nulla a che fare con la bioetica in sé, al di là delle loro competenze specifiche”.


Non intendo sottoscrivere l’opinione del professor Pessina, le cui posizioni teoriche sono lontane dalle mie e che apparentemente non riconosce alla bioetica il carattere di multidisciplinarietà. Ma proprio per questo credo che meriti attenzione anche perché rivela come il CNB non abbia nel paese la credibilità che non è conferita per nomina autoreferenziale ma per capacità argomentativa. Credo che il CNB dovrebbe seriamente interrogarsi sul problema. Infatti, la foga precettiva ha portato come minimo a commettere una scortesia nei confronti dei tanti colleghi bioeticisti che non sono nel Comitato. Viene da chiedersi se questa procedura sia innocente, o se non si dovesse procedere in tempi propizi a un nuovo protocollo d’intesa che rimpiazzasse quello stipulato sotto Berlinguer, che suscitò vivace reazione da parte cattolica. Tuttavia, allora tutti i professori universitari di bioetica erano membri del CNB, mentre ora la situazione è cambiata. Sicuramente su questo si è proceduto con leggerezza. Viene da chiedersi se dietro la apparente fretta non ci sia stato il disegno di guadagnare un altro pezzo di terreno al cattolicesimo. Come dicevo prima, il Documento fa dipendere l’etica dall’antropologia, col risultato che invece di insegnare la religione cattolica ora la si chiama antropologia sostanzialista o cattolica. Cambia il nome ma resta la sostanza.

Concludo con una breve risposta al professor D’Agostino che, questa volta non nelle vesti di Presidente Onorario del CNB, ma in quelle meno paludate di giornalista, ha scritto un articolo in difesa degli obiettori di coscienza e me lo ha mandato per e-mail, immagino per conoscere la mia opinione. Ho scritto molte volte su questi temi, non credo che sia utile tornarci sopra. Mi limito a un brevissimo commento. Quando dirigevo la Clinica Ostetrica di Bologna alcuni dei miei Associati mi dissero di essere in procinto di fare obiezione di coscienza sulla legge 194. Chiesi loro le ragioni, erano persone che , come dice un sacerdote bolognese, non credevano nemmeno nel radicchio e che avevano partecipato a molte iniziative in favore della interruzione volontaria di gravidanza e mi risposero che volevano dedicarsi a cose più importanti e non volevano perder tempo in una routine tanto semplice e ripetitiva. In seguito, mosso soprattutto dalla curiosità, feci una indagine tra i medici del mio ospedale per capire quale era la percentuale di obiettori nelle altre specialità e scoprii che tra gli ostetrici era il doppio che tra gli altri specialisti. Propongo al prof. D’Agostino di scegliere insieme una struttura seria e affidabile alla quale commissionare una valutazione dello stesso tipo in almeno tre regioni italiane e di affidarne l’interpretazione agli stessi operatori. La mia tesi è che molti obiettori siano stati sollecitati a fare questa scelta da ragioni diverse da quelle morali, e che questo abbia impatto diverso nelle differenti regioni italiane. Potremmo dividere le spese o, se al professor D’Agostino non dispiace il rischio, decidere che le pagherà il perdente.

Cordialmente.

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