CNB: laboratorio o tribunale?2020-03-31T10:12:33+02:00

CNB: laboratorio o tribunale?

Ottobre 2007

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Nel Comitato Nazionale di Bioetica c’è attualmente un forte clima di tensione che stenta a stemperarsi per la sola ragione che nessuno parla direttamente al proprio interlocutore: ho letto in questi giorni dichiarazioni villane, accuse bizzarre, solidarietà improprie e posso solo augurarmi che questo clima piuttosto isterico ceda al buonsenso prima della prossima plenaria di ottobre. Come contributo personale, non entrerò in merito e aspetterò che il problema venga affrontato e discusso nella sede appropriata.

A mio personale avviso, però, il nodo che il CNB deve sciogliere non riguarda la bravura del Presidente nell’affrontare i problemi, i litigi dei vicepresidenti o il quesito (irrisolvibile) dell’appartenenza mia, di Demetrio Neri e di Gilberto Corbellini alla sinistra radicale o a quella post-comunista: il problema, molto più antico, riguarda il profondo disaccordo che ancora sussiste a proposito dei reali compiti del Comitato.

Una premessa, necessaria perché il lettore possa capire. Il CNB non è una istituzione elettiva e, perciò, democratica: Presidente e membri vengono scelti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ragion per cui le maggioranze interne che si formano sono del tutto casuali e prive di significato. Fino ad oggi queste maggioranze sono state sempre cattoliche, ma questo sappiamo tutti da cosa dipende. I compiti del Comitato, per statuto, sono:

  • elaborare un quadro riassuntivo dei programmi, degli obiettivi e dei risultati della ricerca nel campo delle scienze della vita e della salute dell’uomo;
  • formulare pareri e indicare soluzioni per affrontare i problemi di natura etica e giuridica che possono emergere con il progredire delle ricerche e con la comparsa di nuove possibili applicazioni di interesse clinico;
  • prospettare soluzioni per le funzioni di controllo rivolte alla tutela della sicurezza dell’uomo e dell’ambiente nella produzione di materiale biologico e alla protezione dei pazienti trattati con prodotti dell’ingegneria genetica o sottoposti a terapia genica;
  • promuovere la redazione di codici di comportamento per gli operatori dei vari settori interessati a favorire una corretta informazione dell’opinione pubblica.

Il Comitato ha davanti a sé due scelte possibili: può comportarsi da “piccolo parlamento” o, se volete, da tribunale che giudica le scelte in campo etico e alla fine propone la soluzione giusta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché la usi per costruire le sue leggi; in alternativa può comportarsi come un laboratorio, prospettando le varie posizioni esistenti sui differenti problemi, specificandone vantaggi e svantaggi, chiarendone i punti più complessi e controversi e usando i documenti prodotti per promuovere la cultura specifica dei cittadini e del Parlamento.

Il “Comitato tribunale” è naturalmente costretto a votare, perché deve dare alla politica un unico parere, quello della maggioranza, secondo il principio della cosiddetta “bioetica normativa”. Ciò è, a mio avviso, sbagliato per due motivi: perché crea graduatorie tra le diverse etiche, cosa assolutamente impropria in un paese laico, ma probabilmente considerata logica e normale negli Stati etici, quelli nei quali il libro della religione è anche il libro della legge (ma questi Paesi non hanno Comitati di bioetica); la seconda ragione per la quale è assurdo stabilire qual è la morale giusta a colpi di maggioranza riguarda la casualità con la quale questa maggioranza si forma, inevitabile conseguenza del fatto che, come ho già detto, la scelta dei membri del CNB non risponde a nessuna delle regole della democrazia. Chi è favorevole a questa scelta, mi ricorda la possibilità di accludere ai pareri ufficiali postille contenenti l’opinione di chi dissente, ma posso affermare che queste osservazioni vengono lette solo da alcuni studiosi, giornali e lettori comuni le ignorano completamente.

Il “Comitato laboratorio” compie una operazione del tutto diversa: cerca i punti di contatto tra le diverse posizioni e parte da questi per delineare le diversità, valutarle, eventualmente criticarle, comunque metterle a confronto. In questo modo rispetta tutte le culture e tutte le ideologie e si comporta in modo virtuosamente laico, lasciando alla politica il suo mestiere, che è quello di mediare e di scegliere. Il professor D’Agostino, presidente onorario del CNB, lo chiama, con una sfumatura di disprezzo, il metodo dossografico, perché evidentemente gli ricorda l’opera di Teofrasto e degli antichi scrittori che raccoglievano le dottrine e le filosofie dei filosofi greci, ma il professor D’Agostino vorrebbe trasformare i documenti del Comitato in formule dossologiche e va capito. In ogni caso nel 1990, in una delle primissime riunioni dell’ appena costituito CNB, Eugenio Lecaldano ed io chiedemmo al presidente Bompiani di non votare sui problemi che avevano a che fare con scelte morali e il professor Bompiani, con raro senso dell’umorismo, mise ai voti la nostra proposta.

La critica più utilizzata contro questo metodo, quello che chiamerò per semplicità il metodo dossologico (spero che il professor D’Agostino sia soddisfatto della mia scelta delle parole) riguarda la eventualità che tra le posizioni morali incluse nei documenti ce ne possano essere di astruse, o folli, o esplicitamente immorali, almeno secondo il senso comune. Ma il Presidente del Consiglio ha fatto le sue scelte personali, ha indicato una trentina di persone delle quali vuole conoscere l’opinione, dimenticando tra l’altro sistematicamente di inserire un valdese o un buddista, riceverà le informazioni che quelle persone decideranno di fargli avere, non altre, nessuno certamente si farà paladino della pedofilia. Se ricordo bene questo è stato uno dei primi argomenti di discussione dell’attuale Comitato, oggetto di uno scritto al Presidente di Demetrio Neri e di una mia richiesta verbale, argomento purtroppo restato a mezz’aria, come tutte le cose che è sgradevole esaminare.

Le conseguenze della scelta del CNB di comportarsi come un tribunale sono sotto gli occhi di tutti e non sono certamente positive. E’ stato il CNB a dare inizio a questa “dittatura dell’embrione” ed è il CNB il responsabile dell’attuale ostilità, preconcetta e stupida, nei confronti della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Adesso che Mario Capecchi è stato premiato con il premio Nobel per i suoi studi in questo specifico settore dovrebbe essere chiaro a tutti che qualsiasi cosa accada in avvenire, è questa la ricerca che ha fornito il maggior numero di informazioni scientifiche e che ha consentito ai ricercatori che si occupano di staminali adulte di progredire con straordinaria rapidità. A me però è sempre stato detto che in questi casi di “complicità”, quando è provata la “cooperatio ad malum”, un buon cristiano non può avvalersi di quanto una ricerca apparentemente ineccepibile sul piamo etico gli può regalare. Significa che se domani fosse possibile guarire la leucemia con farmaci prodotti con le staminali “buone” i cattolici non potrebbero usarli per i loro figli perché c’è stata contaminazione con la linea di ricerca “cattiva”. C’è qualcuno che ci crede? E perché dal CNB non è mai uscito un rigo su questi temi?

Concludo. Il Comitato di bioetica ha recentemente e faticosamente approvato una mozione contro la compravendita di oociti e molti dei suoi membri si sono espressi criticamente (molto criticamente) nei confronti della decisione dell’Autorità britannica per l’embriologia e la fertilità di valutare progetti di ricerca su embrioni ibridi uomo-animale. Un membro di questa Autorità, Emily Jackson, e il direttore del laboratorio di ricerca sulle staminali del King’s College di Londra, Stephen Minger, saranno a Roma il 15 e il 16 ottobre su invito dell’associazione Luca Coscioni per discutere di questi temi. Che ne dicono i membri cattolici del CNB di partecipare a queste due riunioni per cercare un confronto pacato? Possibile che la scelta ricada sempre sull’invio di dichiarazioni poco civili ai giornali cattolici? Ripaga?

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