Democratico si, ma anche laico?2020-03-31T09:19:05+02:00

Democratico si, ma anche laico?

Aprile 2007

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In un articolo di qualche settimana fa comparso su Repubblica Vincenzo Cerami esponeva le molte ragioni che, a suo parere, dimostrano che del Partito Democratico, in realtà, abbiamo tutti bisogno. Mi ha particolarmente colpito, tra le varie motivazioni di Cerami, questa: “Il Partito Democratico apre le porte che fino a ieri tenevano separati laici e cattolici, democratici di De Gasperi e democratici di Berlinguer, democratici di Nenni e democratici cristiani. Liberarsi di quei cancelli, mischiando le diversità sotto la stessa bandiera, svuota di senso i vecchi conflitti … fa nascere un nuovo senso di appartenenza … ben disposto agli scambi di esperienza e di cultura”.

Nello stesso giornale si poteva leggere una dichiarazione di Fassino che il giornalista riassumeva così: “ Non ci sarà una scissione dei DS”, affermazione ribadita da Romano Prodi che diceva: “Dissensi sì, questa è la democrazia. Ma non credo che ci saranno scissioni nella Quercia”.
Debbo riconoscere che queste letture hanno avuto effetto sul mio prudente ottimismo, trasformandolo in ansiosa e confusa perplessità. Vedo di spiegarmi.

Ho firmato la mozione Mussi per molte ragioni, la più importante delle quali dipende, debbo riconoscerlo, dalla mia identità di laico, frequentemente in conflitto, soprattutto negli ultimi 20 anni, con una parte influente del mondo cattolico, collocata (purtroppo) nell’una e nell’altra parte dello schieramento politico; debbo anche ammettere che il fantasma più fastidioso che visita i miei incubi notturni riguarda la possibilità di ritrovarmi prima o poi a militare in una Democrazia Cristiana di sinistra, un destino al quale vorrei disperatamente sfuggire. Debbo infatti ammettere di sentirmi separato dai cattolici (non tutti) e dai democristiani (tutti) non dai cancelli ai quali allude Cerami, ma da mura più spesse di quelle dell’inespugnabile Troia.

Se posso avanzare una timida critica nei confronti delle previsioni di Cerami, mi sembra che il suo articolo ipersemplifichi il problema: abbattiamo i cancelli, scrive, mescoliamoci, e op-là tutto è risolto: scopriremo dunque che le ragioni del dissenso che hanno consumato i nostri nervi sono futili, banali, puerili, forse addirittura inesistenti, destinate a dissolversi al primo abbraccio fraterno. In fondo Cerami mi dà del cretino, ma questo non mi scuote: aumenta la mia perplessità.

Diventa però essenziale, a questo punto, interpretare le parole di Fassino. Perché dice che non ci sarà una scissione nel partito, cosa sa lui che noi non sappiamo? Ci sta forse dicendo – il linguaggio della politica è misterioso – “ci penso io, risolvo io problemi e dissensi, lasciatemi fare”? Ho molta fiducia in Fassino ma, in tutta sincerità, non l’ho mai creduto capace di miracoli, almeno fino ad oggi.

A questo punto debbo necessariamente chiamare in causa il massimo esponente dell’ ”avanguardismo cattolico”, che personalmente identifico nella persona del Pontefice Benedetto XVI. Mi riferisco in specifico al suo discorso (marzo 2006, salvo errore) ai parlamentari del partito popolare europeo, intitolato “ Vita, famiglia, educazione: non negoziabili” dedicato alla tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale, al riconoscimento della struttura naturale della famiglia ( e alla sua difesa dai tentativi di destabilizzazione), nonché alla tutela del diritto dei genitori di educare i figli. Oltre tutto, Benedetto XVI non ritiene che questi principi siano verità di fede, ma li considera iscritti nella natura umana e quindi comuni a tutta l’umanità. Dunque, a chi chiede di iniziare un dialogo mediatorio su questi principi, la Chiesa è costretta a rispondere “non possumus”; se la richiesta riguardasse una verità di fede, la risposta non potrebbe essere che una dichiarazione di guerra (di religione, le peggiori). Sic et simpliciter.

Il 13 marzo lo stesso Pontefice ha ribadito questo concetto, ricordando ai politici cattolici che “sui valori non si negozia” ed esprimendo ancora una volta una severa condanna nei confronti delle “leggi contro natura”. Ho cercato sui giornali le reazioni dei politici in particolare di quelli del centro- sinistra. Prevalente il silenzio, soprattutto dei segretari e delle persone più rappresentative; qualche fremito del cosiddetto gruppo dei 60; Rosy Bindi non ha niente da dire; i teodem sono irritati (non sarà il cilicio?); Fassino, non pervenuto.

Arrivo alle necessarie, anche se sofferte, conclusioni. I temi sui quali i cattolici non possono negoziare sono – guarda caso – proprio gli stessi dei quali i laici vogliono discutere e, se non è troppo pretendere, cercare qualche possibile tipo di mediazione. Li conoscete: lo statuto ontologico dell’embrione; la disponibilità della vita personale; il confronto tra qualità e sacralità della vita; il riconoscimento delle coppie di fatto; la scuola pubblica; l’aborto; la contraccezione; la libertà della ricerca scientifica e i suoi possibili vincoli; il rapporto tra le religioni e lo stato laico. Se ho capito bene, la risposta alle nostre offerte di dialogo sarebbe sempre e comunque la stessa : non possumus. Evviva l’etica delle verità, al diavolo la compassione, la tolleranza, la laicità e i diritti civili. C’è poco da stare allegri.

Però, mi dirà qualcuno a questo punto, questo è il Pontefice, questa è la CEI, questo è il cattolicesimo più integralista: cosa c’entra il Partito Democratico? Parliamone.

Una volta che saranno stati abbattuti i cancelli, non ci troveremo faccia a faccia con nuovi e sconosciuti compagni (nel senso di amici): i nostri prossimi interlocutori li conosciamo già, e bene. Non voglio provocare premature crisi di pessimismo, ma il leader dei nostri nuovi compagni (nel senso di amici ) non è quel Rutelli che ha fatto approvare la legge 40 e ha contribuito al fallimento del referendum? Lo stesso che non vuole più discutere la legge sulle coppie di fatto? E la signora al suo fianco, non è per caso quella senatrice che ha visto il buon Dio intervenire direttamente sui parlamentari per far cadere il Governo? E non è forse a questi compagni (nel senso di amici) che si rivolge in modo privilegiato il Vaticano quando esige che la coscienza di un parlamentare cattolico prevalga comunque e sempre su sciocchezze come il mandato che gli è stato affidato dai suoi elettori? Non saranno state queste brave persone a impedire che nel documento di programmazione del Partito Democratico non vengano neppure menzionati i molti temi “eticamente sensibili” che stanno tanto a cuore a noi poveri laici miscredenti? Non sarà che questa storia dei cancelli da abbattere è solo una romantica metafora e che le mura di Troia sono altra cosa rispetto a quelle di Gerico?

A meno che. A meno che le assicurazioni di Fassino non abbiano quel significato che in realtà mi è sembrato di poter intuire, e che cioè il Segretario sia in grado di arrivare al congresso con una seria proposta di soluzione di questo essenziale problema. A noi, diciamolo pure, basterebbe poco: ad esempio, una dichiarazione nella quale i cattolici che aderiranno al nuovo partito si impegnano a considerare tutti i temi eticamente sensibili come negoziabili. Forse questa è l’ultima possibilità rimasta per conservare, agli eredi della Quercia, un destino comune.

Come è obbligatorio tra compagni (nel senso di amici) noi ci fidiamo, ma qualche firma la vorremmo pur trovare, in calce al documento. Fassino sa di quali firme parliamo.

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