Dialogo surreale su ospedali e politici2020-03-31T11:03:50+02:00

Dialogo surreale su ospedali e politici

Marzo 2008

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Siamo – lo dico probabilmente con un eccesso di presunzione, sapete, ma vorrei vedere voi al mio posto – l’unico ospedale in Italia nel quale non si arriva ai posti di maggior prestigio attraverso qualche sorta di raccomandazione, ognuno di noi sta dove sta per quello che è e per quello che ha fatto, non perché uno è andato a parlare al ministro, l’altro al cardinale, queste cose non ci appartengono. E adesso che anche il signor Ministro sembra aver riconosciuto i nostri meriti (se no perché mi avrebbe chiesto di scrivere tutti questi curriculum?) mi sembra giunta l’ora di far sapere a tutti chi siamo e cosa facciamo, un modello come il nostro non si può celare dietro agli ipocriti paraventi della falsa umiltà, e poi io certo non sono Uriah Heep.

Orbene, questo è un Ospedale organizzato esattamente secondo le norme di legge, tutto al suo posto, dal direttore generale all’ultimo dei barellieri. Ma il mio compito è quello di scrivere solo sette curriculum – mi dicono che la prossima volta me ne chiederanno ventidue, ma bisognerà attendere un annetto, così che per i barellieri non c’è posto, peccato, c’è un ragazzo, un certo Mastella, che se lo meriterebbe proprio -ed è quello che mi accingo a fare.

Così comincio proprio con il direttore generale, il pezzo da 90. Questo direttore generale è veramente un uomo di merito, carattere, intelligenza, fantasia. Viene da una famiglia modesta, napoletani del Vomero, Berlusconi di nome, e ha avuto un’infanzia difficile, cantava nei ristoranti, qualche avventura con turiste grasse, sembra che lo amassero molto. Quando ha capito un po’ di più della vita, ha deciso di diventare un imprenditore, e poiché ha presto scoperto che la merce che si vende meglio è la salute, ha diretto i suoi passi verso la sanità. Con grande spirito di sacrificio ha frequentato le scuole serali di pronuncia lombarda e con l’aiuto dell’ipnosi è riuscito a dimenticare completamente l’accento napoletano. Una volta diventato padrone della lingua, tutto gli è riuscito facile. Oggi è considerato il migliore, senza possibili confronti. Nessuno sa provvedere agli acquisti come lui, anche per via delle importanti relazioni sociali e commerciali che riesce a creare intorno a sé, soprattutto in campo internazionale. Nell’acquisto dei farmaci lo assiste niente popò di meno che un gruppo finanziario che ha sede, se ho letto bene nelle buste, in Oriente, o nel Grande Oriente, che non dovrebbe essere lontano, mentre per l’acquisto degli apparecchi riceve finanziamenti da banche che hanno sede in Paesi stranieri, ma non troppo lontani – questo è buon senso – come lo Stato di san Marino e lo Stato Vaticano. Ci ha fatto grandi promesse, siamo pieni di speranze, l’Ospedale lo merita, per la sua storia e la sua cultura.

Il direttore sanitario è un giovane appena laureato, non più di cinquant’anni, un ragazzo con la vivacità e l’ottimismo della sua età. Grande mediatore, amico di tutti, il dottor Veltroni si è preso l’impegno di affrontare lui, per il colloquio di dimissioni, i pazienti che escono o i parenti di quelli che uscire proprio non possono più. Voglio dare solo due testimonianze della sua bravura: ho visto entrare nel suo studio i parenti infuriati di pazienti che il fato aveva voluto malignamente strappare alle nostre cure (abbiamo anche noi dei nemici), persone rese furibonde da chissà quali voci calunniose, e sempre le ho viste uscire pacate, e abbracciarlo nel momento del commiato, finalmente persuase che il dolore che si prova perdendo un congiunto è nulla al confronto della disperazione che spezza il cuore del direttore sanitario per quella perdita. Di diverso, ma non minor furore, sembrava pervaso anche un bravo padre di un ragazzino arabo che, per puro caso, era stato sistemato in un letto di corsia, proprio sotto a un grosso crocifissaccio di legno, probabilmente lasciato lì dai precedenti proprietari. Ho ancora negli occhi il sorriso del povero padre, quando finalmente capì che, sì, il crocefisso è un simbolo religioso, ma è anche un terribile strumento di punizione, e che se lui aveva fatto sistemare un ragazzo musulmano proprio lì, sotto all’immagine del fondatore di una religione ostile sottoposto a una così dura punizione, ci doveva pur essere una ragione …

Noi diamo molto rilievo alle malattie della mente e alla loro cura, è non è un caso che abbiamo in quel primariato il nostro tambur maggiore, il meglio fico del bigoncio direbbe lui stesso, il dottor Ferrara, laureato in filosofia e in psicopatologia della stretta di mano, dottore di ricerca in analisi logica delle convenienze e in non so più che altro. Il dottor Ferrara è il propugnatore di una nuova tecnica ( TDMAEDS, o terapia di mortificazione dell’alienato e dello strambo) che consiste soprattutto nell’evitare che il paziente, una volta ben sistemato nel suo divano, si dedichi a pratiche umilianti e mortificanti come quella di sparlare di sé e del proprio passato, cosa che si può facilmente ottenere se lo si insulta e lo si minaccia, anche fisicamente, evitando di lasciar spazi per possibili interventi e proibendogli di giustificarsi. Cito solo per completezza il suo noto lavoro sperimentale sulla clonazione dei dogmi, che ha consentito a molti atei di inginocchiarsi davanti agli altari di tutto il mondo e ad alcuni uomini molto religiosi di bestemmiare senza provare alcun senso di colpa.

Chi non ha mai visto operare il nostro chirurgo, il dottor Bertinotti, non conosce nulla della medicina moderna. Il dottor Bertinotti usa una tecnica estremamente avanzata e moderna, che peraltro sembra che gli sia stata suggerita da un antico dipinto: in sala operatoria si colloca esattamente a cinque metri dal letto chirurgico, in modo da non essere costretto a indossare maschere e grembiuli. Da lì, con l’aiuto di un plastico e di una lavagna luminosa, istruisce il suo aiuto – ispirandosi al dipinto, Bertinotti, uomo molto democratico, predilige il suo barbiere – e gli dice dove tagliare e dove cucire. Naturalmente, in redingote. Come nel dipinto.

Il primario della medicina generale, vedete quanto sono onesto, ci aveva dato all’inizio qualche problema, e c’è voluto tempo per capire di che pasta era fatto. Non che non fosse bravo, a cogliere i sintomi, a collegarli, a capire. Gli bastava e gli basta un minuto per arrivare a formulare la diagnosi. I problemi cominciano proprio lì, perché il nostro bravo dottor Boselli si lancia inevitabilmente in una concione oratoria di almeno quaranta minuti, molto colta e molto documentata, per poi concludere che è bene che tutti si tolgano dalla testa che a quel punto lui avrebbe proposto una terapia, quella era una responsabilità che lui proprio non si sentiva di prendere, perché entravano in campo valori nuovi e controversi, chi gli assicurava poi che il paziente gli sarebbe stato grato, e comunque lui era stanco e doveva stimbrare. Il problema è stato risolto inserendo nella sua equipe una dottoressa molto carina, tale Santanchè, non granché come preparazione teorica per aver dovuto passare la maggior parte del suo tempo a difendersi da tentativi di stupro (anche multipli), che si è scritta in un libretto uno schema di terapia ipersemplificato (penicillina se hanno la febbre, aspirina per il mal di testa, le lesioni umide si seccano, le lesioni secche si umidificano, il cortisone va sempre bene se c’è nell’armadietto, evitare il prezzemolo alle gravide) che ha provveduto pragmaticamente a completare il giro dei reparti, evitando – almeno fino ad oggi – gli inconvenienti maggiori.

Il ginecologo, il professor Casini, dirige certamente il reparto che avrebbe potuto causarci il maggior numero di problemi, il nostro è in paese nel quale potrebbe scoppiare ogni giorno una guerra di religione. Ebbene, non avremmo potuto fare una scelta migliore. Il professor Casini ha capito subito che non si doveva affrontare il toro prendendolo per le corna e ha proposto una serie di soluzioni che hanno accontentato tutti e pacificato gli animi. Qualche esempio? Ebbene, ricordate le polemiche sulla pillola del giorno dopo? Il reparto di ginecologia distribuisce compresse delle ore successive, e nessuno ha più niente da dire. L’aborto? Inutile parlarne se non si fa prima diagnosi di gravidanza, e per far diagnosi non è necessario ricorrere ai costosissimi esami ecografici e al laboratorio, incerto oltre che costoso, basta fare una biopsia, come si fa per molti altri quesiti clinici, prendere il contenuto dell’utero ed esaminarlo, semplice e molto diretto. A prova di errore. Naturalmente, a quel punto …

Scusate ma temo di dover concludere, vengono a prendermi. Ah, non vi ho detto chi sono io: molte cose insieme, faccio lo storico dell’ospedale, sono il paziente preferito di alcuni reparti (ricorrono a me soprattutto se ci sono molti letti liberi) sono il presidente del tribunale del malato e partecipo come paziente a quasi tutte le sperimentazioni, soprattutto di quelle che usano farmaci interessanti. Dove mi portano? Con gli altri, con tutti i primari, a riposare, qui sono molto attenti al nostro benessere, le stanze hanno pareti imbottite, bellissime, e le porte sono chiuse, per la nostra sicurezza, non entrano né ladri né assassini. E poi, lì ci tolgono finalmente queste camicie.

Scheda

Istruzioni per l’infermiere di notte

Se il 15, quello che crede di essere il Direttore generale, ti offre dei soldi perché tu lo metta nella stessa stanza della Santanchè, dagli la bambola di gomma che è nello stanzino dietro al bagno. C’era un buco, Giulio l’ha riparata.

Il 21, Boselli, dorme, sembra morto, ma dorme, fa sempre così. Lascialo dormire.

Se chiacchieri con il 25, Veltroni, non gli dire che sei comunista, è convinto di avervi fatti fuori tutti, si mette a piangere, sveglia tutti. Se ti intorta sulla religione, non gli fare dichiarazioni troppo esplicite, dì che secondo te qualcosa ci deve pur essere, che ogni tanto hai delle intuizioni, roba così.

Quello nella cella in fondo al corridoio, Ferrara, da qualche giorno ha delle crisi di furore, parla tutta la notte, è convinto di aver venduto l’anima a Dio e quando realizza che lui a dio non ci crede comincia a urlare porcherie sui paradossi e può anche diventare violento. Se dice la parola “valori” più di tre volte, dagli una camomilla.

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