La microetica delle 4 cellule2020-03-31T10:59:38+02:00

La microetica delle 4 cellule

Marzo 2008

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Il documento della maggioranza del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) sulla rianimazione dei neonati precoci nasce con l’intento di estendere la dittatura dell’embrione anche al feto.

La microetica delle quattro cellule, lo sappiamo, ha uno scarso impatto sulla gente, a meno che non la si corredi di qualche fiorita invenzione, come quella che nel passato immaginava la possibilità di acchiappare gli animaluncoli trasportati dal vento con qualche mirabolante setaccio. Impressionare gli ingenui trasportando la questione sul feto ha migliori possibilità di successo: e così ci hanno riprovato.

Il CNB comincia criticando la Carta di Firenze, accusata di istituzionalizzare l’abbandono terapeutico dei feti nati alla 22ma e alla 23ma settimana (il documento parla di una aprioristica decisione di desistenza terapeutica). In realtà non è così, la Carta di Firenze afferma che “ogni decisione deve essere individualizzata” e semmai invita a riflettere circa le gravi conseguenze che certi interventi della tecnologia possono avere. È, dunque, un’accusa senza alcun fondamento, che rivela come si voglia, ancora una volta, accuratamente evitare l’oggetto vero del contendere: si tratta di sapere se valga il carattere esclusivo della sacralità della vita come vogliono i cattolici più dogmatici o invece il carattere della sua qualità per tutti gli altri, punto che si concreta nel sapere cosa significhi restituire a una famiglia un figlio con le qualità cognitive di una pianta o con l’impossibilità di godere di un solo minuto di felicità.

Per riaffermare la sacralità della vita, il documento della maggioranza del CNB esclude il coinvolgimento dei genitori nel processo decisionale al riguardo, perché la loro voce introdurrebbe “parametri di valutazione estranei alla questione bioetica decisiva”: in caso di dissenso, dovrebbe essere sempre l’opinione del medico a prevalere. Per una minoranza del CNB (Flamigni, Guidoni, Mancina, Neri, Toraldo di Francia, Zuffa), invece, la volontà dei genitori dovrebbe essere sempre prevalente, per molte ragioni ovvie. In primis perché grande parte di questi trattamenti sono ancora sperimentali e incerti, per cui non possono neppur essere iniziati senza il consenso informato dei genitori. Ridurli al silenzio è violare un sacrosanto diritto. Inoltre, perché sono i genitori che devono valutare le gioie e le sofferenze causate dalle terapie e dalla crescita del nato. L’esclusione dei genitori da parte della maggioranza del CNB è così incredibile che la si può spiegare solo come reiterato attacco alla legge 194.

La medicina è cambiata, si dice. È possibile quindi che un feto abortito perché portatore di malformazioni risulti invece vitale, per cui deve necessariamente essere rianimato. I progressi della medicina impongono di cambiare le regole, di modificare la legge. Sciocchezze. Il ragionamento non funziona perché la legge 194, nella parte che riguarda le interruzioni di gravidanza dopo il novantesimo giorno, dice chiaramente che se il medico ritiene che esistano possibilità di vita spontanea per il feto, la gravidanza può essere interrotta solo quando mette a repentaglio la vita della madre, la condizione di necessità che fa tacere tutte le altre norme e che era valida persino ai tempi delle vecchie leggi fasciste. Plaudo dunque alla tenacia, non certo alla intelligenza di questo ennesimo tentativo di attaccare la 194.

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