La pseudo scienza degli integralisti2020-03-31T11:09:34+02:00

La pseudo scienza degli integralisti

Aprile 2008

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I moralisti cattolici equiparano all’aborto i metodi che impediscono l’impianto nell’utero dello zigote che risulta dall’ avvenuta fecondazione (una tecnica che definiscono come intercezione) e quelli che eliminano l’embrione appena impiantato (che gli stessi moralisti definiscono contragestione). Ai metodi intercettivi apparterrebbero i dispositivi intrauterini, la pillola del giorno dopo, i progestinici in pillole, le iniezioni e gli impianti sottocutanei di progestinici.

I metodi di contragestione sarebbero invece rappresentati dai vaccini anti hCG, dal mifepristone e dalle prostaglandine. Alcuni di questi metodi sono certamente abortivi e mi sembra un po’ strano definirli con nomi ambigui. Altri non c’entrano assolutamente niente con l’aborto e inserirli nella lista degli interventi satanici è insieme il risultato di una bieca ignoranza e di una presunzione acritica che solo i bioeticisti cattolici possono esprimere senza sentirsi ridicoli.

In realtà penso che sia molto difficile essere contemporaneamente scienziati onesti e bravi cattolici, almeno da quanto risulta dal lungo dibattito che c’è stato nel Comitato Nazionale per la Bioetica a proposito della pillola del giorno dopo, un progestinico a dosaggio relativamente basso che la morale religiosa condanna e per il quale molti medici e alcuni farmacisti hanno chiesto di poter opporre obiezione di coscienza. Il CNB ha optato per la condanna della pillola, basandosi soprattutto su un presunto effetto di inibizione dell’impianto dell’embrione (effetto definito “uccisivo” o “occisivo” dai cattolici), pur in assoluta assenza di prove scientifiche e cliniche. Recentemente è stato pubblicato su Human Reproduction (P.G.I.Laliktumar e coll., 2007,22.2031) uno studio di grande rilevanza scientifica che ha confrontato gli effetti del levonorgestrel (la pillola del giorno dopo) e del mifepristone sull’impianto dell’embrione in utero. Questa ricerca, la prima ad affrontare in modo diretto il problema, si è valsa di un modello sperimentale messo a punto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma che ha costruito un modello uterino tridimensionale capace di sopravvivere a lungo in coltura e che viene preparato coltivando insieme cellule endometriali stromali ed epiteliali in fase luteale iniziale. La ricerca, che è stata eseguita utilizzando embrioni umani soprannumerari o congelati per più di 5 anni, ha dimostrato che solo il mifepristone inibisce l’impianto della blastocisti e ha confermato quanto già tutti sapevamo, che cioè il levonorgestrel ha effetti del tutto diversi, esercitati con ogni probabilità sui meccanismi dell’ovulazione e della fecondazione dell’oocita. Al momento, purtroppo, non sono ancora arrivate le scuse dei ricercatori cattolici.

Ma gli esempi di scarsa serietà dei medici e dei bioeticisti cattolici non finiscono qui. Continua, ad esempio, la sputtanatura della pillola abortiva, l’RU486, accusata di tutto, abigeato incluso: ho sotto gli occhi l’ultimo Up To Date della letteratura medica americana che afferma che chi fa queste accuse è evidentemente un terrorista, temo che da costoro scuse non ne arriveranno. Ed è ancora in corso una campagna assurda, che accusa la legge 194 di consentire le interruzioni di gravidanza giunte ad epoche che prevedono la sopravvivenza del feto, un’accusa stupida e ingiusta, la legge 194 è molto chiara in proposito e ammette l’interruzione solo in condizioni di emergenza, quando è a rischio la vita della madre. Mentire, per sostenere le proprie ragioni: che vergogna!

Mi sono battuto, per una buona parte della mia vita, perché anche nel nostro paese si arrivasse ad approvare una legge che consentisse la legalizzazione dell’aborto volontario. Mi hanno sempre sollecitato a farlo due considerazioni: la prima che l’alternativa ad abortire non è non abortire, ma abortire clandestinamente, con tutti i rischi che dipendono dall’aborto clandestino e con in più la profonda ingiustizia di esporre ai rischi maggiori le donne più indigenti. La seconda considerazione riguarda la mia personale convinzione che decidere se portare a termine una gravidanza, in tutte le circostanze nelle quali esistono gravi difficoltà di ordine personale, familiare e sociale, lo può fare solo la donna. Del resto a chi mi ha chiesto quando comincia, secondo me, la vita personale di un embrione, ho sempre dato la stessa risposta: quando viene accettato come figlio dalla donna che lo porta in grembo.

Ricordo bene quei giorni, quelli della legge e quelli del referendum, straordinari, chi è chiamato a battersi per i diritti di tutti, ha un grande fuoco dentro di sé, sciogliere la propria libertà nella libertà degli altri è un momento molto bello, vale una vita. Sono passati molti anni da quei tempi, la legge che siamo riusciti a far approvare è sotto un nuovo, durissimo attacco: la mia impressione – e la mia paura – è che non ci sia una reazione adeguata delle donne, soprattutto delle donne giovani. Temo che le ragazze nate dopo il 1978 siano convinte che i diritti acquisiti sono definitivi, nessuno te li può più toccare, e non si rendano ben conto di quanto sta accadendo. In realtà, basta dormire un po’ più a lungo che quando ti svegli i tuoi diritti non ci sono più, qualcuno te li ha rubati, i ladri sono dappertutto.

Detto questo, sono anche dell’opinione che è compito dello stato portare a compimento una vera campagna antiabortista, eliminando le motivazioni sociali che sono così spesso causa di aborto volontario, facendo promozione di cultura sui temi della pianificazione della famiglia, investendo nella ricerca scientifica sugli anticoncezionali, convincendo i giovani che l’esercizio della libertà sessuale, a proposito del quale non credo che esistano più riserve di sorta, non può essere dissociato da una assunzione di responsabilità nelle quali ogni persona deve cimentare la propria coscienza. Tutto questo, a mio personale avviso, si chiama prevenzione dell’aborto.

Esiste, lo so bene, un altro concetto di prevenzione secondo il quale sarebbe necessario inserire nei consultori familiari gruppi di volontari che avrebbero l’unica funzione di dissuaderle dal portare a compimento la propria scelta. Questo concetto nasce dalla supposta presenza, nella legge 194, di una “preferenza per la nascita” dalla quale discenderebbe la legittimità di una prevenzione post-concezionale dell’aborto. Su questo concetto si basa il tentativo, del quale esistono già alcuni esempi, di ottenere un sistema di convenzione con il volontariato cattolico da parte degli enti locali, eventualmente in accordo con i consultori, una richiesta che in genere si accompagna a quella di riformare i consultori, secondo il modello proposto dalla Germania.

Leggo queste proposte da molto tempo e ormai non mi sorprendono più: non mi ha particolarmente sorpreso neppure il fatto che nella Clinica Ostetrica dell’Università di Milano uno di questi ambulatori cattolici è stato aperto di fianco alla porta della segreteria alla quale le donne si rivolgono per mettersi in nota per una interruzione di gravidanza. E’ vergognoso, ma non mi stupisce. Non mi stupisce più il fatto che ci sia tanta gente che ha tanto poco rispetto per la capacità delle donne di pensare e di decidere con la propria testa e tanta diffidenza per le strutture socio-sanitarie da ritenerle incapaci di svolgere il compito loro affidato. Non mi sorprende il fatto che esistano tanti cattolici che non si rassegnano a vivere in uno stato laico.

Mi stupisce invece – invecchiare evidentemente non mi ha insegnato molto – l’idea che esista qualcuno che vuol costringere le donne a comportarsi secondo i propri principi morali sottoponendole al giudizio umiliante e intimidatorio di un tribunale religioso, sgradevole e dogmatico quanto è possibile esserlo, anche se mascherato da laboratorio di buoni consigli e di buone intenzioni. Credo di sapere perché mi stupisco: in fondo, l’idea che mi sono fatto dei cattolici è molto migliore.

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