L’embrione e i piccoli inquisitori2020-03-31T09:09:33+02:00

L’embrione e i piccoli inquisitori

Marzo 2007

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Gli studenti milanesi di Comunione e liberazione non possono essere troppo biasimati per non essere stati capaci di gestire l’improvvisa popolarità che li ha colpiti e per non saper distinguere tra dialettica e maleducazione. In realtà, chi esce con le ossa rotte da questo increscioso episodio è l’Università, che ancora una volta si dimostra incapace di educare e che partorisce ragazzi isterici, dogmatici e prepotenti; e chi ne esce ancor peggio è colui che a questi ragazzi ha fatto da padre spirituale e che ha saputo solo trasformarli in piccoli censori morali, incolti e disattenti. Almeno, nei tempi passati, il mestiere di Inquisitore era cosa da adulti, non lo si affidava alle mani ancora paffute e innocenti dei ragazzini: è vero che oggi la Santa inquisizione è in via di rivalutazione costante e persino il Malleus Maleficarum è diventato un ottimo manuale di diritto penale, ma, perbacco, ci dovrebbe essere un limite anche al cinismo.

Provo comunque a ignorare, come mera espressione di buona volontà, l’irrefrenabile voglia di goliardia dei bravi ragazzi milanesi , non tengo conto dei loro eccessi, li considero per un attimo studenti ben educati e rispondo a quella che, almeno all’inizio, sembrava una proposta di dialogo. Chiedendo però di accettare almeno una regola: che il dialogo sia laico e che ognuno di noi inizi sempre le sue riflessioni dicendo “secondo me”: al primo non possumus, alla prima presentazione di valori sui quali non è possibile negoziare, chiudo il computer e torno alle mie faccende, ho molte cose arretrate.

Per non complicare questo possibile dialogo, scelgo di non parlare del modo in cui questi ragazzi hanno affrontato il problema, cosa che mi costa non poco: scelgo perciò di ragionare solo sul merito.

Prima questione: quando si vuole essere ascoltati dalla istituzioni – in questo caso dal Comitato Nazionale per la Bioetica – non si scrivono bugie. Nella lettera al CNB gli studenti milanesi hanno scritto che il professor Emilio Dolcini, nel convegno organizzato dalla Professoressa Cattaneo, “ha illustrato come in Italia sia consentito lavorare su cellule staminali embrionali importate dall’estero per un buco legislativo della legge 40/2004”. In realtà il professor Dolcini ha detto che nella legislazione penale italiana non esiste alcun divieto di ricerca sulla cellule staminali embrionali; poi, rispondendo a chi aveva prospettato l’esistenza di un divieto implicito ha ricordato che nel diritto penale vige il principio della legalità dei reati e delle pene con la conseguenza che eventuali lacune nella legge possono essere colmate solo dal legislatore, non dall’interprete.

Questa storia del divieto implicito merita qualche ulteriore commento. Una parlamentare cattolica, della quale taccio il nome per carità di laico, si era espressa molto duramente contro quei ricercatori che avessero osato ignorare lo spirito della legge e aveva dichiarato come fosse fin troppo evidente che ricerca sulla cellule staminali di origine embrionale non se ne poteva fare, in Italia, neppure importando le colture dall’estero. Sconfessata, invece di chiedere scusa, come avrebbe dovuto, aveva minacciato di presentare una legge che colmasse questa terribile lacuna. Ho cercato a lungo di capire le ragioni di questo accanimento e sono stato finalmente illuminato durante una discussione con un noto bioeticista cattolico ( anche questa volta ne avvolgo il nome nel mistero) che mi ha spiegato che ogni cellula staminale embrionale è in realtà un embrione (e quindi una persona potenziale) e che perciò la non liceità di questi esperimenti è sin troppo evidente. Sono certo che gli studenti milanesi sono (anche ) biologi raffinati e non cadono in queste trappole, ma per chi non avesse le idee chiare espongo i motivi per i quali si deve ritenere errata la convinzione del bioeticista cattolico ( e di molte altre persone, illustri parlamentari compresi): le cellule embrionali sono totipotenti fino alla formazione della blastocisti, quando si separa il trofoblasto dalla massa cellulare interna. A questo punto parte di questa totipotenza viene perduta e le cellule della massa cellulare interna, quelle che vengono prelevate per gli studi sulle cellule staminali, non sono più in grado di fare placenta e annessi fetali: queste cellule, dunque, anche con la migliore buona volontà non sono “uno di noi”.

Passo ora a esaminare la dichiarazione più forte contenuta nella lettera alla professoressa Cattaneo: “Non abbiamo bisogno di attendere ulteriori progressi della ricerca scientifica per stabilire che se un embrione non viene soppresso si mostrerà come quell’individuo umano che è fin dall’inizio”. Accidenti, siamo proprio in piena “dittatura dell’embrione”: ai ragazzi è apparso in sogno monsignor Sgreccia e ogni mistero è stato loro svelato! Vediamo invece come stanno le cose secondo me.

Secondo me sull’inizio della vita personale nessuno può avere certezze, a meno che non si tratti di certezze di fede, che hanno certamente un grande peso, ma solo un peso personale. Il Magistero Cattolico ha sostenuto per molto tempo ( anche con le parole e gli scritti dell’attuale Pontefice) che l’inizio della vita personale era post-zigotico, e lo zigote è la cellula che si forma dopo l’anfimissi, cioè dopo la scomparsa dei due pronuclei nell’oootide ( chi non crede a questa definizione deve sapere che l’ha scritta Bompiani, bioeticista cattolico di fede provata): oggi l’inizio della vita personale è stato anticipato all’attivazione dell’oocita, cioè di 24 ore, e speriamo che ci si fermi lì, o gli scenari diventeranno veramente misteriosi. Ma quello che gli studenti milanesi debbono sapere, per molcire un pò le loro fastidiose certezze, è che bioeticisti e filosofi cattolici di queste teorie ne hanno partorite molte altre e che tutte queste ipotesi sono ancora lì sul tappeto, nessuno le ha condannate, nessuno le ha ritirate. Per brevità non riporto la bibliografia, la potete trovare sul mio sito (www.carloflamigni.it).

Elenco dunque soltanto le ipotesi più rilevanti, tutte, ripeto, elaborate all’interno della cultura cattolica, tutte vive e vitali: l’ipotesi post- zigotica; quella blastocistica, che attende la scomparsa della totipotenza; quella dell’attivazione del genoma embrionale; quella della scomparsa della capacità di formare gemelli omozigoti; quella dell’inizio dell’impianto; quella della comparsa della linea embrionaria primitiva; quella della comparsa delle prime cellule nervose; la teoria ilomorfica. L’elenco dei filosofi cattolici che le sostengono è lungo, anche per questo rinvio al mio sito.

Quanto ho detto vale per il mondo cattolico, non è neppur necessario ricordare che altre religioni propongono ipotesi ancora diverse. Che facciamo, neghiamo loro serietà e coerenza? Ammettiamo che la verità stia tutta dalla parte degli studenti cattolici e che gli altri, che so, siano tutti fratelli che sbagliano ( o fanatici pericolosi)?

Credo che questi ragazzi abbiano perso una buona occasione, che per fortuna certamente si ripresenterà in avvenire : se fossero intervenuti nel dibattito avrebbero potuto aprire un dialogo con Demetrio Neri, che non è solo un grande filosofo, è anche un grande maestro e sa dialogare e convincere. Avendo scelto un gesto goliardico, si sono invece esposti a un grande rischio, quello cioè di diventare un simbolo politicamente molto utile per tutti i cattivi maestri, le pinzocchere laiche, i mestatori di fango. Cattiva scelta, brutto destino.

Ultima cosa: è necessario un po’ più di rispetto per la Scienza e per i ricercatori. Di Scienza ci sarà ancora modo di parlare in avvenire; per quanto riguarda i ricercatori, leggo ogni tanto allusioni e riferimenti misteriosi a non so quali interessi che indurrebbero alcuni scienziati a privilegiare la ricerca sulle staminali embrionali: non è solo una menzogna, è maldicenza della più bell’acqua. Se ci pensate, se considerate i finanziamenti dello stato e i privilegi che vengono offerti in cambio del piatto di lenticchie della propria coscienza, dovete ammettere che, semmai, è vero il contrario.

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